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Autosvezzamento: le novità

15 Mar , 2016,
admin

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Più propriamente definito “alimentazione complementare”, l’autosvezzamento sta prendendo sempre più piede tra le neomamme per affrontare lo svezzamento dei propri bambini.

Il punto chiave di questo nuovo approccio è la volontà di far conoscere il cibo ai bambini nella maniera più spontanea e naturale possibile, dando loro la libertà di esplorare questo nuovo e sconosciuto mondo.

Rispetto allo svezzamento classico, la principale differenza riguarda la mancanza di schemi con rigide tempistiche per l’introduzione degli alimenti. Questi tendenzialmente consigliano di inserire prima certi tipi di verdure (carote, patate, zucchine), di frutta (mela, pera, banana), brodo vegetale e creme di riso, mais e tapioca, semolino. Solo in seguito si dovranno inserire, gradualmente, alcune fonti di proteine come carne e pesce, i cereali contenenti glutine, varietà aggiuntive di verdura e frutta e i cibi che contengono allergeni (pomodoro, fragole, uova…).

Alla base di questo tipo di approccio, vi è la convinzione che l’apparato digerente del bambino, abituato al solo latte materno o in formula, abbia bisogno di tempo per potersi abituare a nuovi cibi. L’introduzione graduale e posticipata di certi alimenti, inoltre, dovrebbe ridurre la possibilità di sviluppare allergie. Le più recenti ricerche scientifiche hanno però ormai smentito questa credenza e, anzi, consigliano di inserire da subito gli alimenti allergizzanti proprio per scongiurare il suddetto pericolo.

Una considerazione va fatta che in merito al fatto che spesso i tradizionali schemi di svezzamento variano a seconda del pediatra che li prescrive, lasciando perciò alcuni dubbi sulla loro reale affidabilità.

Secondo i principi dell’autosvezzamento, non è più necessaria tutta questa programmazione: il bambino deve essere libero fin da subito di sedersi a tavola con i genitori ed iniziare ad assaggiare ciò che loro consumano, sperimentando di volta in volta i nuovi sapori e lasciandosi guidare dal proprio gusto personale, cercando sempre di variare il più possibile la dieta.

Rispetto allo svezzamento classico, un’altra grande novità riguarda la consistenza del cibo: dimentichiamoci delle classiche pappe di verdura, omogeneizzati e creme varie. Gli alimenti devono essere presentati al bambino così come sono, semplicemente ridotti a bastoncini o striscioline in modo che risulti facile afferrarlo e portarlo alla bocca. Inizialmente il bambino si limiterà a mordicchiare e succhiare l’alimento, imparando a conoscerne il sapore. In questo modo non potrà certamente assumere nutrienti ed energia necessari ai suoi fabbisogni ed è questo il motivo per il quale questo tipo di svezzamento deve essere complementare all’assunzione del latte. Con il tempo il bambino incrementerà le proprie capacità masticatorie (anche prima di sviluppare i denti) e questo gli consentirà di cominciare ad ingerire quantità maggiori di cibo e di rendersi conto che questo è in grado di riempirgli lo stomaco e soddisfare la sua fame, portandolo gradualmente a ridurre la sua richiesta di latte.

Questo tipo di approccio è visto con un po’ di scetticismo perché si associa alla grande paura relativa al pericolo di soffocamento. Il pediatra Lucio Piermarini, uno dei principali sostenitori dello svezzamento complementare, sostiene però che questo pericolo non sussiste: “il bambino è in grado di gestire in bocca il cibo come noi adulti, se gli si dà la possibilità di provare. Anche i bambini, infatti, sono dotati del riflesso faringeo, ovvero una risposta che il nostro corpo mette in atto contro il soffocamento: la gola viene protetta da una contrazione muscolare che evita ai corpi estranei che arrivano a toccare la parte molle del palato o la mucosa alla base della lingua, di penetrare, rigettandoli con un conato, colpi di tosse o vomito”.

Risulta comunque fondamentale non anticipare i tempi dello svezzamento, che indicativamente si aggirano intorno ai 6 mesi di età, riconoscendo i segnali indicatori del momento in cui il bambino è pronto ad iniziare questo nuovo cammino.

Quali sono questi segnali? Il bambino deve essere capace di stare seduto diritto senza aiuto e deve aver perso il riflesso di estrusione, cioè quell’istinto innato di tirare fuori la lingua in seguito alla stimolazione della bocca (naturalmente questo riflesso facilita la suzione).

Condividere con il bambino il momento dei pasti e gli alimenti che si consumano, accompagnandolo da vicino in questa nuova esperienza, rappresenta anche dal punto di vista psicologico un aspetto molto importante nel suo percorso di crescita.

Il fatto che il bambino debba mangiare le stesse cose di cui si alimentano i grandi, offre anche la possibilità ai genitori di rivedere le proprie abitudini alimentari. Occorrerà, infatti, fare particolare attenzione alle pietanze che vengono messe in tavola, perché un bambino in fase di crescita ha necessità di una dieta equilibrata, varia e nutriente, povera di sale, grassi e zuccheri… indicazioni valide anche per noi adulti ma che spesso facciamo molta fatica a rispettare!

Adesso che abbiamo delineato gli aspetti principali di questo nuovo approccio allo svezzamento, ci rendiamo conto che, in realtà, più che una novità è un ritorno alle origini. Le vecchie generazioni, infatti, erano abituate a crescere i propri figli in questo modo molto naturale, senza l’ausilio di prodotti omogeneizzati e liofilizzati di ogni tipo.

Come professionista, mi sento di consigliare l’autosvezzamento alle neomamme, perché lo ritengo un sistema efficace per permettere al bambino di sviluppare da subito un naturale e corretto rapporto con il cibo, consentendogli di imparare a conoscere gli alimenti così come sono, con la loro forma, consistenza e sapore originari, gettando le basi per un’alimentazione variata e corretta per sostenere la crescita.

Fonti:

Piermarini L., “Io mi svezzo da solo”, 2008, Bonomi Editore

“Io mangio come voi”, Unità per la ricerca sui servizi sanitari, Ospedale materno infantile Burlo Garofolo

www.autosvezzamento.it

La testimonianza di una mamma

Lisa, la mia bimba, ha sei mesi e mezzo e da ormai tre settimane ha iniziato l’autosvezzamento.

Quando per la prima volta ho sentito parlare di questo metodo dalla pediatra, sono rimasta un pò perplessa: la dottoressa mi disse che, al compimento del sesto mese, avremmo dovuto sedere Lisa a tavola e proporle le stesse pietanze preparate per noi genitori! Fino a quel momento mi ero preparata per iniziare il classico svezzamento con pappe, creme e omogeneizzati, mi ero documentata sugli alimenti che avrei dovuto introdurre prima e quali in seguito e su cosa non dovevo far mangiare alla piccola per non correre il rischio di allergie!

All’improvviso ci troviamo invece catapultati nel mondo dell’autosvezzamento! Inizialmente siamo stati assaliti dai dubbi: come farà la bimba a mangiare il cibo degli adulti? Non è in grado di masticare, si soffocherà? Possiamo proporle anche i terribili cibi allergizzanti come uova e pomodoro?

Abbiamo iniziato quindi una nuova ricerca di informazioni, esperienze di altre mamme, consigli.

Abbiamo capito che la regola fondamentale dell’autosvezzamento è che il bimbo deve avvicinarsi agli alimenti nel modo più naturale possibile: con le sue manine deve poterlo deve toccare, pasticciare, studiare, in modo da scoprirne la consistenza. Senza alcuna forzatura, quando sarà pronto, lo porterà naturalmente alla bocca.

Fin dai suoi primi mesi di vita, Lisa è stata a tavola con noi, perché posizionandola nel suo ovetto in nostra compagnia la faceva stare tranquilla permettendoci di consumare i nostri pasti in tranquillità. Era già abituata, quindi, a partecipare al nostro rituale del mangiare a tavola, con orari precisi. Già dal quinto mese, in effetti, si era dimostrata interessata a questo nostro “strano comportamento” e ci osservava con curiosità.

Al sesto mese, si è guadagnata anche lei il suo posto a tavola, seduta bella dritta accanto a noi!

Come primo pasto le abbiamo messo davanti una patata bollita e un pezzetto di pollo ai ferri… subito ha afferrato la patata con le sue manine, schiacciandola tra le dita incuriosita dalla consistenza. Un attimo dopo ha afferrato il pollo portandolo alla bocca… non nascondo di aver vissuto un attimo di terrore quando ho visto che con le gengive ne aveva staccato un piccolo pezzo ma lei, con assoluta calma (al contrario dei genitori!) lo ha sempicemente rigirato un po’ in bocca per poi sputarlo, soddisfatta.

Chiaramente all’inizio il bambino, più che alimentarsi, si limita ad esplorare la nuova realtà del cibo. Lisa riusciva ad ingoiare solo il passato di verdura e le cose più morbide, mentre gli alimenti più solidi si limitava a succhiarli e sputarli. Pian piano, però, ha imparato ad usare le gengive per masticare e questo le ha permesso di cominciare ad ingoiare anche riso, piccoli pezzi di pasta, carne e pesce.

Lisa, come mamma e papà, è una buongustaia, e quando arriva l’ora dei pasti è felice di sedersi a tavola! Con le sue manine afferra forte il cucchiaino e spalanca la bocca!

Il mio consiglio per vivere serenamente il periodo dell’autosvezzamento è di non forzare il bimbo in in nessuna maniera e di permettergli di gestire con i suoi tempi e modi la scoperta del cibo. Non preoccupatevi se inizialmente mangia poco o rifiuta il cibo, lui sa quando e quanto alimentarsi.

Rispetto al primo momento in cui mi hanno parlato dell’autosvezzamento, ho completamente cambiato la mia opinione: non è una cosa spaventosa anzi, è il modo più naturale che abbiamo per avvicinare il nostro bambino al cibo. Sono contenta di non usare omogeneizzati o prodotti liofilizzati, creme e cremine, insomma alimenti trasformati e così diversi dalla loro forma e sapore originari che il bambino non ha la possibilità di distinguerli. Lisa sta cominciando a conoscere i colori, le forme, le consistenze e i veri sapori del cibo, sviluppando un proprio gusto personale e sicuramente gradisce tanto dividere il momento dei suoi pasti con mamma e papà!

Insomma, consiglio a tutti i genitori di scegliere la strada dell’autosvezzamento… lasciate che sia il vostro bambino a guidarvi, non ve ne pentirete!